La terra dell'amorevole gentilezza

November 23, 2015

 

 

La Thailandia, porta d'Oriente, è il Paese che meglio incarna il concetto di 'amorevole gentilezza' vissuto nel concreto della modernità. Basta un breve soggiorno per sperimentare sulla propria pelle come l'essere gentili non significhi diventare errendevoli e sottomessi ma, anzi, garantirsi un futuro di realizzazione anche materiale. E di gioiosa prosperità.

 

In questa terra magica fatta di mare blu, verdi risaie, lucenti pagode e orchidee che fioriscono nella giungla come in città, l'immagine del Buddha è snella e ascetica, ma coperta d'oro.  Nella delicata armonia dell'animo, infatti, risiede il segreto della piena realizzazione materiale, un concetto ben noto alla filosofia orientale ed egregiamente rappresentato nella vita quotidiana dei thai, sempre sorridenti e dolci, mai aggressivi ma non per questo arrendevoli. Tra tutti i Paesi asiatici, del resto, la Thailandia è l'unica a non essere mai stata colonizzata proprio grazie alla forza dei miti thai che, quando si tratta di difendere le proprie tradizioni, non arretrano d'un passo neppure di fronte alle seduzioni del dio denaro.  

 

'Mai pen rai' è la frase più comune, che significa 'non c'è problema',  'take it easy'.  Non c'è bisogno di correre, stressarsi, entrare in ansia, preoccuparsi. Ciononostante tutto viene svolto con puntualità, i negozi sono aperti notte e giorno, la produttività è altissima e il Paese è una delle Tigri d'Oriente, con un PIL sempre in crescita.  Qui gli apporti culturali esterni - comprese le usanze occidentali - vengono accolti a braccia aperte (apertura e tolleranza sono due cardini della cultura thailandese) ma poi sempre rielaborati secondo l'imprinting nazionale.  In passato, questa abilità nel conciliare apertura con dignità e senso del proprio valore ha consentino al governo thailandese di non cadere nella trappola del colonialismo pur traendo profitto dai rapporti con gli occidentali grazie a un'abile politica diplomatica. Oggi, se Bangkok è una metropoli modernissima con treni che viaggiano sospesi nel cielo e grattacieli tra i più alti del mondo, nella stessa città permane intatto anche un forte lato spirituale e, nella 'città dgli angeli',  la dolcezza rimane il tratto inconfondibile. 

 

Nel mio primo viaggio qui, in occasione dello Tsunami,  sono stata affascinata proprio da questo aspetto, dalla forza incredibile di una serenità attiva e propositiva, che consente di affrontare la sofferenza senza perdere l'equilibrio. Solo dopo questo colpo di fulmine è arrivato quello per la Natura: dirompente e selvaggia ma mai aggressiva, sempre accogliente. Oggi abbiamo la fortuna di vivere a Phuket una buona parte dell'anno, godendo della bellezza di un'isola che, pur essendo una famosa destinazione turistica, risce a mantenere l'energia di un luogo magico. In questa meta di spirito e natura, dove divino e umano diventano tutt'uno, s'incontra la bellezza ancora intatta delle foreste di mangrovie, delle piantagioni di caucciù, del mare cristallino che lambisce spiagge di talco, protendendosi verso decine di altre isole in parte ancora disabitate.  Basta salire su una barca di pescatori per avventurarsi in tutta sicurezza nella baia di Phang Nga, scrigno fatato di atolli incappucciati di verde che emergono a centinaia dalle acque blu di una laguna con acque limpide e piene di pesci colorati.  Nelle regioni del nord, invece, una saggia politica di sviluppo ha puntato sull'agricoltura e sulla costruzione di dighe e canali invece che sull'industrializzazione.  Quindi resta un piacere viaggiare per chilometri tra risaie e piantagioni di tè dove enormi Buddha d'oro sdraiati su un fianco sorridono placidi a illuminarti il cammino.